Cimiteri, sepolcri e tombe antiche: parliamo di necroturismo. Lasciate da parte l’immagine di un turismo macabro e cinico, e avvicinatevi all’idea di un’attività legata alla curiosità di scoprire la storia e l’arte che questi ambienti, come l’Isola dei morti e il Cimitero degli Inglesi a Firenze, raccontano.

22002316

E’ nel IX e nel XX sec. che nascono in Europa i primi cimiteri monumentali (il primo esempio si trova a Parigi, ed è quello di Pére Lachaise, pensato dall’architetto Alexandre Théodore Brongniart). In Italia i monumenti funebri di un certo valore artistico non mancano, e sono spesso legati ad alcuni dei personaggi deceduti più illustri, come il suggestivo cimitero del Verano a Roma, o il cimitero monumentale a Milano che raccoglie le spoglie di Alessandro Manzoni, Francesco Hayez e Salvatore Quasimodo.

Non si può parlare di necroturismo senza pensare all’estro di architetti, artigiani, pittori e scultori che hanno dato il loro contributo artistico per celebrare la solennità e la bellezza dell’arte anche in un luogo in cui è la morte a regnare sovrana.

Necroturismo (5)

Per dar vita a questa rubrica partiamo dal fascino inquieto di un’isola dipinta, circondata da rocce, mare e cipressi, l’immobilità della morte e la caducità dell’esistenza. L’isola dei morti è questo ed altro. L’opera del pittore svizzero Arnold Bocklin ha ispirato diversi artisti tanto da divenire, all’inizio del XX secolo, uno dei quadri più famosi ed apprezzati dalla critica e dal pubblico, tra cui si stagliano i nomi di Sigmund Freud, Salvador Dalì, Gabriele D’Annunzio e addirittura quello di Aldolf Hitler che nel 1936 entrò in possesso di una copia.

Tra il 1880 e il 1886, Arnold Bocklin dipinge ben cinque versioni del quadro. L’opera è legata in modo speciale ad una città: Firenze. Le prime tre versioni del quadro di Bocklin, infatti, sono ispirate al Cimitero degli Inglesi che si trova proprio nel capoluogo toscano, una delle numerose mete italiane del necroturismo. Il Cimitero degli Inglesi è un luogo unico al mondo, e decisamente interessante è l’inconsueta forma ellittica che lo contraddistingue, proprio come la siluette di un’isola. 1400 corpi provenienti da ben sedici nazioni differenti, hanno trovato riposo in questo luogo. Poeti, scrittori, filosofi e artisti sono seppelliti assieme a persone, al contrario, sconosciute, come domestici o schiavi. Ed è sempre in questo luogo criptico, in cui è seppellito il corpo della figlia di Bocklin, morta in fasce, motivo che lo vedeva estremamente legato a questo cimitero.

Hitler e il quadro l'isola dei mortiLe suggestive tombe monumentali sembrano integrarsi perfettamente con quell’isolotto roccioso che immerge le sue sponde scoscese nelle scure acque marittime (si pensa forse ispirato all’isola di Pontikonissi, nei pressi di Corfù, o forse un omaggio a Capri e ai suoi faraglioni, o, secondo alcune recenti ricerche, collegato all’Isola di San Giorgio, soprannominata dai montenegrini proprio l’Isola dei morti, nelle vicinanze delle bocche di Cattaro).

Una piccola barca a remi naviga verso il luogo dipinto, vestito a lutto e protetto da un bosco di cipressi. A condurre l’imbarcazione verso l’isola dei morti è una figura interamente vestita di bianco che si erge sulla poppa, che ricorda quasi il traghettatore dell’Inferno dantesco, Caronte.

Arnold Bocklin descrisse così la dimensione di desolazione che si avverte guadando il dipinto: “Un’immagine onirica: essa deve produrre un tale silenzio che il bussare alla porta dovrebbe far paura”.

Beatrice Andreani

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: