Distribuito negli Stati Uniti il giorno dopo Natale del 1973, L’Esorcista è stato (ed è tutt’oggi, rapportandolo all’inflazione) uno degli Horror più di successo della storia del Cinema, oltre che il primo a ricevere una nomination all’Oscar come miglior film. La pellicola di William Friedkin si sarebbe probabilmente anche portata a casa la preziosa statuetta se George Cukor, membro dell’Academy, non avesse minacciato di dimettersi qualora il film avesse vinto. L’Esorcista, che di nomination ne aveva ricevute ben sette, dovette accontentarsi così di due Oscar, quello per la miglior sceneggiatura non originale e quello per il sonoro.

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L’Esorcista: genesi di un filone cinematografico

Sicuramente uno dei film più terrorizzanti mai realizzati (gli episodi dei numerosi svenimenti tra gli spettatori e di quelli che abbandonavano la sala per lo shock di alcune scene, non furono una mera operazione di marketing, ma accaddero realmente), L’Esorcista sfidò la tradizione e mise in scena un nuovo inquietante modo di raccontare la paura, dove il Male si annida e manifesta in una famiglia normale, in un’abitazione come tante, in pieno giorno, dando altresì inizio al sottogenere cinematografico delle Possessioni demoniache ed è, giustamente, considerato una pietra miliare del Cinema della Paura, pochi altri titoli del genere che amiamo rimangono infatti così persistenti nella nostra memoria. Molte sono le storie e le leggende metropolitane nate intorno a quest’opera, noi per raccontarvi la sua realizzazione, abbiamo incontrato chi il film lo ha girato, il regista William Friedkin. “Ho cercato di fare una pellicola sul soprannaturale partendo da una prospettiva realistica, non da qualcosa che è nell’aldilà ma qua, tra noi”. 

L’Esorcista, tratto dall’omonimo romanzo che William Peter Blatty pubblicò nel 1971 rimanendo per ben 17 settimane in cima alla classifica dei bestseller stilata dal New York Times, vanta, tra le persone coinvolte nella realizzazione e che avrebbero dovuto lavorarci, una tra le liste più lunghe di grandi nomi dell’industria cinematografica, ma andiamo con ordine.

Lo scrittore William Peter Blatty prese spunto per il suo romanzo da una notizia di cronaca apparsa su alcuni giornali locali del Maryland nel 1949, secondo cui un prete aveva esorcizzato dal demonio un ragazzino di 13 anni. Dopo il rifiuto da parte della Chiesa di aiutarlo nel raccontare la vicenda, Blatty si documentò da solo sui rituali cattolici degli esorcismi e scrisse la sua storia. Nei mesi che seguirono, cercando un editore, diede una copia del racconto all’amica Tippi Hedren (famosa interprete de Gli Uccelli e madre di Melanie Griffith), la quale fu così impressionata dalla lettura che chiese all’allora marito, l’agente e produttore Noel Marshall, di rappresentarlo per pubblicare il romanzo ed eventualmente trarne una pellicola.

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Dopo il successo editoriale il passo successivo, per la realizzazione del film, fu breve, “Avevo conosciuto Blatty alcuni anni prima nell’ufficio di Blake Edwards, alla Paramount, dove l’autore de La Pantera Rosa mi aveva dato da leggere la sceneggiatura di una pellicola che avrei dovuto dirigere. In tutta onestà gli risposi che era una delle cose più brutte che avessi mai letto e che declinavo l’offerta. L’autore era proprio William Peter Blatty che, nonostante dopo il mio giudizio si vide rifiutare il lavoro, mi ringraziò per la mia schiettezza”, ricorda Friedkin, “alcuni anni dopo, mentre stavo facendo promozione a Il braccio violento della legge, che sarebbe stato distribuito di lì a poco (vincitore di ben 5 premi Oscar, nda), ricevetti una busta con un suo manoscritto. Ricordo che non la aprii subito, ma alcuni giorni dopo, una sera che sarei dovuto andare a cena, ne fui immediatamente catturato, era così realistico che cancellai il mio impegno al ristorante e lo lessi fino alla fine, era L’Esorcista. Sul plico era scritto il numero di telefono, così lo chiamai subito per esprimergli la mia stima, mi ringraziò e mi domandò: ‘Vorresti dirigerlo?’. Ovviamente sì, risposi, ma perché lo offri proprio a me? Perché sei l’unico regista che ho incontrato che non mi ha mentito”. Alla Warner Bros. che aveva acquistato i diritti per l’adattamento cinematografico, scritto dallo stesso Blatty, avevano già in mente alcuni candidati a cui proporre la regia: Alfred Hitchcock declinò l’offerta, Stanley Kubrick si dimostrò interessato, ma solo se avesse potuto anche produrlo e la cosa preoccupò lo Studio che aveva paura, che come con 2001 Odissea nello spazio, il film sforasse il budget ed avesse una lavorazione lunghissima, Peter Bogdanovich era interessato ad altri progetti, anche Arthur Penn passò la mano in quanto, “dopo Gangster Story, non voleva più fare film violenti, mentre Mike Nichols ritenne che non si sarebbe riuscito a trovare una ragazzina di 12 anni abbastanza brava da reggere una storia così. Alla fine scritturarono Mark Rydell”, ci racconta Friedkin, “ma in seguito alle insistenze di Blatty, che minacciò di raccontare che la Warner Bros. non voleva rispettare il contratto, alla fine fui chiamato io a dirigere L’Esorcista.

Se la scelta del regista non fu cosa facile, non fu da meno il lavoro per la composizione del cast, con l’eccezione di Max Von Sydow, voluto da Friedkin fin dall’inizio e scritturato dopo un blando tentativo della Warner di proporre Marlon Brando, “mi opposi subito perché sarebbe diventato un film di Marlon Brando, con il suo nome che campeggiava su tutti i manifesti e ciò avrebbe interferito con il film che volevo fare”. Per il ruolo di Padre Karras Blatty pensò a Stacy Keach mentre Friedkin a Roy Scheider, che però non piaceva al romanziere, Paul Newman era interessato ed anche Jack Nicholson, giudicato dal regista con un aspetto troppo da cattivo per interpretare un sacerdote, altri attori presi in considerazione furono: Al Pacino, Gene Hackman, Warren Beatty, Burt Reynolds, Dustin Hoffman, Christopher Walken, Ryan O’Neil, James Caan, Peter Fonda ed Alain Delon, prima che la parte andasse a Jason Miller, visto da Friedkin in uno spettacolo teatrale a Broadway e che, nonostante fosse al suo primo film, ottenne una nomination come miglior attore non protagonista. Non meno affollato il gruppo di nomi coinvolti per interpretare Chris MacNeil, la madre di Regan: Barbra Streisand, Geraldine Page, Shirley MacLaine e Jane Fonda non si dissero interessate, Audrey Hepburn, la prima scelta di Friedkin, mise la condizione che il film fosse girato a Roma, mentre vennero fatti per la parte i nomi di: Raquel Welch, Debbie Reynolds, Lee Remick, Carol Burnett e Anne Bancroft, che però era al primo mese di gravidanza. Alla fine, dopo che in una telefonata con Friedkin praticamente si autocandidò, la parte andò ad Ellen Burstyn.

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Ma come aveva presagito Mike Nichols, il casting più difficoltoso fu quello per Regan, i produttori avrebbero voluto Jamie Lee Curtis, ma la madre, Janet Leigh, si oppose, fu lo stesso per Denise Nicherson, che aveva recitato in Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato, Brooke Shields andò ai casting ma venne ritenuta troppo giovane, sostennero il provino senza successo anche Melanie Griffith e Kim Basinger e qualcuno pensò a Sharon Stone. “per quasi un anno cercammo senza successo una ragazzina di 12 anni per dare un volto a Regan, nonostante alle audizioni vennero quasi 1000 candidate. Un giorno mentre ero, disperato, nel mio ufficio alla Warner, entrò la mia assistente e mi disse che fuori c’era una donna con la figlia, Elinore e Linda Blair, non avevano un appuntamento ma chiedevano di incontrarmi. Appena la vidi seppi di aver trovato la mia attrice, non aveva mai recitato prima, a parte qualche foto pubblicitaria, le chiesi: ‘Cosa sai de L’Esorcista? Ho letto il libro’, mi rispose, ‘allora sai di cosa parla? Si, di una bambina posseduta dal Diavolo che fa un sacco di cose brutte, come schiaffeggiare la madre, spingere un uomo fuori dalla finestra e masturbarsi con un crocefisso!’ Rimasi scioccato e così continuai: ‘Sai cosa significa masturbarsi? Certo, è come farsi una sega. Ma lo hai mai fatto? Io si e tu?’. Non le chiesi altro e la scritturai immediatamente”. Facciamo a William Friedkin un’ultima domanda: cosa c’è di vero nei “rumors” che dicevano che il set fosse maledetto? “Tutte stupidaggini, l’unica cosa strana accadde quando alle 4 del mattino uno dei manager alla produzione mi telefonò per avvisarmi che, durante la notte, il set della camera da letto di Regan era inspiegabilmente stato distrutto da un incendio. L’assicurazione attribuì la colpa ad un corto circuito dei 4 grandi condizionatori d’aria che servivano per abbassare la temperatura e creare l’effetto della condensa del fiato degli attori. Ci sono stati attori che hanno lavorato al film che sono morti poco dopo, ma è una cosa che può accadere e mi è successa altre volte, specie con chi è più anziano, non c’è nulla di sovrannaturale in tutto ciò”.

Roberto D’Onofrio  

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