TETROMANIAC colpisce ancora. Distribuito da label, il  nuovissimo capitolo della serie horror “extreme” 61- Scorecard killer trasforma la storia del famigerato serial killer Randy Kraft in una pellicola estrema.

serial killer
Randy Steven Kraft: storia da serial killer

Un altro attesissimo capitolo per questa fortunata serie TETROMANIAC: 61- Scorecard killer è in uscita nel 2020 e parlerà proprio del serial killer Randy Kraft, attualmente nel braccio della morte.

Diretto da Poison Rouge (American Guinea Pig: Sacrifice) e Domiziano Critopharo, il film è liberamente ispirato agli omicidi avvenuti tra il 1972 e il 1983, anni in cui Randy Steven Kraft ha assassinato ben 16 giovani di sesso maschile, di età comprese tra i 13 e i 35 anni, dopo averli torturati e violentati. Il film, già in post-produzione e quindi in programma per questo 2020, si aggiunge alla serie di pellicole extreme ideata da TetraVideo, tutte riguardanti famosi assassini seriali. Il brutale serial killer, a cui vengono attribuiti altri 51 crimini di natura sessuale,  si guadagna il soprannome di “Scorecard killer” (da cui deriva il titolo del film) per l’elenco codificato con riferimenti criptici sulle sue vittime ritrovato al momento dell’arresto. Molte voci dei suddetti codici sembrano innocue, ma ognuna fa in realtà riferimento a una specifica vittima di omicidio o doppio omicidio, altre invece indicano il tipo di ferita/tortura e/o mutilazione inferta alla vittima o ai luoghi in cui è stata vista l’ultima volta.

E’ anche noto come “Freeway Killer”, a causa dei numerosi ritrovamenti dei corpi nei pressi delle autostrade. Condannato nel 1989, Randy Kraft si trova nel braccio della morte del penitenziario di San Quintino (Contea di Marin, California), nell’adattamento cinematografico verrà interpretato da Roberto Scorza (AGP: Sacrifice), nel cast notiamo anche il nome di Alex D’Alascio (Deconstructing Roberto). Questa serie di pellicole TETROMANIAC, un’esclusiva nazionale di TetroVideo riguardante i più famosi assassini della storia, sembra essere molto apprezzata dal pubblico, è in uscita infatti anche un altro capitolo: eROTik, horror estremo sulla necrofilia diretto da Domiziano Cristopharo (House of Flesh Mannequins, Doll Syndrome) e interpretato da Adam Western. Ispirato a Jeffrey Dahmer.

di Marta frugoni

Il celebre romanzo horror-fantascientifico di John Wyndham “The Midwich Cuckoos” del 1957, noto in Italia come “I figli dell’invasione” ha ispirato ben due film di enorme successo: Il Villaggio dei Dannati del 1960 diretto da Wolf Rilla (molto fedele al romanzo originale) e la versione del 1995 diretta da John Carpenter (che preferì l’ambientazione in North Carolina a quella della periferia britannica). Ora il Villaggio dei Dannati approda su Sky.

il villaggio dei dannati su sky
Il villaggio dei dannati su Sky

Due film che rimasero impressi nella memoria del pubblico soprattutto per l’inquietante presenza di questi bambini coi capelli bianchi ed enormi occhi fiammeggianti, più una pletora di poteri paranormali, nati dopo uno strano atterraggio di un misterioso oggetto argenteo in una città della periferia inglese, da tutte le donne vergini del villaggio che rimasero miracolosamente incinte dopo lo strano evento alieno.

Il Villaggio dei dannati (la serie) approda su Sky

L’inquietante romanzo fantascientifico di Wyndham ritorna in una nuova veste seriale.

Secondo le indiscrezioni di Deadline, per la terza volta “I figli dell’invasione” verrà ripreso da David Farr (scrittore per altre due serie come Hanna e The Manager) e diventerà una serie TV prodotta da Sky e Route 24 in collaborazione con Snowed-In Productions, probabilmente sarà suddivisa in otto episodi. Otto episodi che racconteranno il Villaggio dei Dannati su Sky. Pochissimo si sà ancora sullo sviluppo seriale della trama e di altri dettagli produttivi.

Il  britannico John Wyndham, pur avendo spaziato tra vari generi letterari, è con la fantascienza horror che sbancò l’immaginario collettivo dell’Occidente post seconda guerra mondiale secondo la tradizione letteraria “apocalittica” britannica alla H. G. Wells: tra i suoi romanzi di maggior successo (oltre al già citato “I figli dell’invasione”): dal libro “Il giorno dei trifidi” è stato tratto nel 1962 il film “L’invasione dei mostri verdi”, al romanzo breve “Chocky” del 1968, Considers Her Ways (1964) e Maria (1961), oggetti di numerose trasposizioni televisive nel corso del novecento.

di Christian Di Mauro

Dopo due anni di un lungo processo di produzione, il film Amulet vede un nuovo piccolo passo in avanti verso la data d’uscita, che negli States sarà il 24 luglio. E’ notizia recente, infatti, che l’opera di debutto di Romola Garai ha ora un nuovo poster, che potete vedere in questo articolo.

Amulet: la trama del film

Il film parla dell’ex soldato Tomax che prende in cura una malata terminale, facendo anche conoscenza della figlia Magda. Nonostante i primi contrasti tra i due, presto si svilupperà una storia d’amore che, tuttavia, dovrà affrontare sfide enormi. Nella casa, infatti, inizieranno a verificarsi terrificanti fenomeni paranormali… la madre sembra essere in grado di manipolare la figlia usando solo i propri poteri mentali. 

Amulet, diretto da Romola Garai: chi è la regista

Si tratta del debutto registico della Garai, fin’ora conosciuta come attrice. Tra i suoi ruoli spiccano quelli in Amazing Grace, Atonement e Glorious 39, ed ha ricevuto due nomination per i Golden Globe e una per i BAFTA. Tuttavia, Amulet non è la sua prima opera da scrittrice. La Garai è, infatti, anche un’editrice per The Guardian, e nel 2012 ha scritto un cortometraggio con Amanda Hale e Michelle Duncan che fu persino nominato al Sundance Film Festival come miglior cortometraggio straniero. 

Il cast

In Amulet compariranno come attori Carla Juri, conosciuta soprattutto per il suo ruolo in Blade Runner 2049; Imelda Staunton, famosissima attrice di musical apparsa nella versione teatrale di Into the Woods, Sweeney Todd e Gipsy. Infine, nel film della Garai comparirà anche Alec Secareanu, attore rumeno che vanta una nomination al British Independent Film Awards.

Amulet: data di uscita in Italia, quando?

Amulet sarà una big hit per il cinema di quest’estate, visto e considerato che è una delle poche pellicole in uscita quest’anno a causa dell’emergenza Covid-19. Tuttavia per ora è nota solo la data di uscita americana (che probabilmente coinciderà con quella inglese) mentre purtroppo ancora non si sa niente sulla release nel bel paese.

Lorenzo Bagnato

Tetro Video e Domiziano Cristopharo presentano in anteprima il secondo lungometraggio del regista di horror estremi Alex Hernández (autore molto amato in patria del rape&revenge Blood For Flesh), dal titolo Justine. Secondo voci accreditate, il film dovrebbe essere un horror dalle forti venature erotiche, ricco d’immagini di disturbante violenza, un insostenibile concentrato di rapimenti, sadismo, torture, perversioni e trasgressioni di vario ordine e grado.

Film liberamente ispirato al romanzo Justine o le disavventure della virtù,la prima opera pubblicata dal Marchese De Sade nel 1791. La sceneggiatura è stata scritta da Alex Hernández e Juan Manuel Martínez. Justine è prodotto da Tetro Video in collaborazione con MyIndie Productions e sarà disponibile per l’home video nei prossimi mesi. Nel cast figurano Dan Zapata, Jacqueline Blanca Bribiesca, Enrique Diaz Duran, Juan Manuel Martinez e Marisela Plaza.

Questa è la trama ufficiale: 

Justine (Dan Zapata) è un’adolescente che cerca di preservare la sua virtù ma sarà incitata a soccombere al vizio. La giovane finirà per lavorare come cameriera a casa del Dr. Rodin, un uomo malvagio e ossessionato dalla verginità che la trasformerà in una vittima consenziente delle torture più atroci e spietate guidate dal piacere.

Virtù intesa come devozione al Cristianesimo, almeno da quanto viene descritto nel romanzo. Le false incriminazioni, inoltre, potrebbero essere state omesse nel film che dovrebbe concentrarsi quasi esclusivamente sui soprusi ai danni della Justine di riferimento, almeno da ciò che si vede in maniera piuttosto esplicita nel teaser trailer ufficiale godibile privatamente, previa digitazione password su Vimeo. Riuscirà la nostra Justine a salvarsi puntualmente a ogni rapimento con stupro annesso e devastazione fisica a rischio di compromissione vitale? Sarà, nel caso, per opera della sorella Juliette che ha preso carica nobiliare proprio per aver accettato la sua natura viziosa e libertina? Secondo testimonianze varie vicine all’esistenza di De Sade, il personaggio di Justine prende ispirazione dalla relazione avuta con la bella cameriera di servizio Catherine Trillet, vittima assenziente i desideri lussuriosi del famigerato marchese.

Federico Mattioni

Dopo il successo di Parasite e Snowpiercer, arriva finalmente in Home Video anche l’acclamato Memorie di un assassino, distribuito da Eagle Pictures in versione DVD e COMBO (doppio formato DVD+ Blu-ray).

Dal regista di Parasite, Memorie di un assassino: eccolo in home video

Il regista premio Oscar dimostra ancora una volta le sue abilità mettendo in scena un noir mai visto prima. Song Kang-ho (la cui bravura spicca anche in Parasite, dove interpreta il padre della famiglia povera) è un detective di Seul mandato in un villaggio della campagna coreana per seguire un caso di omicidio che pare senza risoluzione. La mancanza di indizi e piste da seguire scatenano il panico nella polizia locale e in tutta la regione, complicando ulteriormente le indagini.

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Memorie di un assassino: la mini recensione

Con Memorie di un assassino, Bong Joon-ho fa centro con un mix di comicità e tragedia, che sembra funzionare in tutte le sue pellicole, la regia minimalista ed essenziale incornicia la trama e la valorizza, dimostrando che il cinema asiatico è capace di stupire tanto quello occidentale, se non di più. Sembra che proprio che il filmaker sudcoreano stia scuotendo la cinematografia mondiale dal torpore in cui è stata avvolta per molti anni, e che lo stia facendo nel modo giusto.

Marta Frugoni

Sono trascorsi quasi settant’anni dall’omicidio di Annarella Bracci. Insieme con Rina Fort, la «belva di San Gregorio» che riempì le pagine della cronaca nera tra novembre e dicembre del 1946, quello della Bracci fu il primo vero «caso», giudiziario oltreché di cronaca, divampato nell’Italia povera e renitente, feroce e sorridente del secondo dopoguerra. Ancor oggi a Primavalle perfino i giovani conoscono bene la storia di quell’omicidio efferato; un episodio che marchiò il quartiere e attraverso cui si diffuse, con quello che seguì, la cattiva fama della zona.

Annarella Bracci aveva da poco compiuto dodici anni quando sparì la sera del 18 febbraio del 1950, di sabato grasso. Tuttavia la sua scomparsa fu denunciata solo il mercoledì successivo. L’ultima volta che fu vista, con un vicino di casa che poi si rivelò essere Lionello Egidi – il celebre «biondino», accusato dell’omicidio e poi assolto – stava vicino a una venditrice di castagne. I due si allontanarono insieme, ma l’uomo sostenne che si lasciarono subito dopo. Poco prima Annarella era stata notata alla fermata dell’autobus da Anna Cecchini, una bambina di tredici anni sua conoscente.

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Il 23 febbraio un rapporto del commissariato di Primavalle informa la procura della Repubblica che i tentativi di ritrovare la bambina scomparsa sono stati vani. La zona viene perlustrata palmo a palmo: si cerca in ogni anfratto, nei burroni, nei canali di scolo, fra i cespugli, ma neanche una muta di cani poliziotto porta ad alcun risultato.

Serpeggia ancora un moderato ottimismo. La foto della bambina viene spedita in tutte le questure d’Italia; tuttavia gli inquirenti sono convinti che non sia stata uccisa e che si trovi ancora a Primavalle, da qualche parte, nascosta, vicinissima al posto dove è stata probabilmente rapita da un malintenzionato.

Tre persone vengono fermate: si tratta di due uomini – l’Egidi e Adamo Moroni, rispettivamente di 35 e 38 anni – e della madre della piccola, Marta Fiocchi. L’intera borgata, teatro della vicenda, è impressionata e incredula.

Moroni, che risiede nel medesimo «lotto 25» della famiglia Bracci, viene rilasciato quasi subito: si vocifera che abbia intrattenuto una relazione con la madre della scomparsa, nel mentre ci si interroga sulle responsabilità di Marta e su che ruolo possa aver giocato nella vicenda.

Egidi è un uomo minuto, biondo, dallo sguardo fermo. Non sembra scomporsi. Sua moglie è incinta, ma pare che lui abbia avuto un bambino dalla cognata. Confessa, senza reticenze, di aver vissuto nel sottoscala dell’abitazione della famiglia Bracci: che mandava spesso a chiamare la piccola Anna, le faceva dei regali e che, la sera della scomparsa, aveva comprato per lei delle caldarroste.

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Si acuiscono i sospetti nei confronti della madre che, di là dagli insistiti maltrattamenti alla figlia, si trovava sotto inchiesta per una interruzione di gravidanza: un figlio non voluto, frutto probabile di una relazione, ch’era stata la causa scatenante della separazione col padre. All’istruttoria per l’aborto, Annarella aveva testimoniato contro di lei, e da questo episodio sarebbe scaturito il risentimento della madre nei confronti della figlia.

Marta Fiocchi permane in stato di fermo: l’accusano di sapere, di aver manovrato nell’ombra. Si indaga sulla rete di conoscenze della donna.

Ma siamo ormai all’epilogo: venerdì 3 marzo Melandro Bracci – nonno della piccola ed ex cantoniere delle ferrovie in pensione –, che batteva da giorni ogni angolo della contrada Torrevecchia, in seguito a un sogno premonitore («Nonno, sono morta. Vieni a cercarmi… Cammina che ti porto dove sto…», gli aveva sussurrato la bimba tirandogli un orlo del vestito), affacciatosi all’imboccatura di cemento di un pozzo nei pressi del viottolo «La Nebbia», avverte levarsi l’inconfondibile odore della morte. Ci vollero tre ore perché i vigili del fuoco, impegnati a dragare la palude, fossero richiamati e, dopo un primo sopralluogo, recuperassero e componessero le spoglie della nipote.

Poco distante furono rinvenuti alcuni abiti, fra cui le mutandine lacerate, la borsa per il carbone, la bottiglia dell’olio. L’autopsia stabilì che Annarella, dopo aver ricevuto quattro colpi al volto che l’avevano stordita, era stata gettata ancora viva in fondo al pozzo ed era morta, dunque, per annegamento la sera stessa del 18 febbraio, poche ore dopo essere uscita di casa per l’ultima volta.

Dinanzi a un’opinione pubblica divisa fra innocentisti e colpevolisti, il 18 gennaio del 1952 si concluse il processo di primo grado contro Lionello Egidi, imputato per l’omicidio di Annarella Bracci: la Corte assolse l’imputato «per insufficienza di prove»: lo stesso verdetto che avrebbe definitivamente chiuso la vicenda giudiziaria in Cassazione nel 1959, dinanzi a un uomo ormai imbolsito e sensibilmente invecchiato.

Un panetto di strutto, mezzo chilo di carbone, una bottiglia vuota, un paio di mutandine lacerate, una serata di nebbia: questi gli elementi che compongono il mistero.

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Annarella uscì dal lotto 25 verso le 19.30, con la sua sporta per il carbone, e con una bottiglia vuota per farsi prestare un po’ d’olio da qualche vicino. Non trovò l’olio, ma le venne regalato un po’ di strutto. Recatasi dal carbonaio, in largo Borromeo incontrò Anna Cecchini che la invitò a seguirla: ma rispose che stava aspettando la madre, e non poteva muoversi. Mentre era ancora con l’amica, le due si imbatterono in Egidi, cui Annarella chiese di comprarle da mangiare; l’amica proseguì verso il forno e, una volta tornata sui suoi passi, dopo qualche minuto la rivide, intenta a mangiare, seduta sul gradino della pasticceria.

Egidi non è più vicino a lei.

Annarella non aveva voglia di uscire, quella sera. Quando le era stato chiesto di provvedere a qualche commissione, aveva timidamente protestato. La sorellina piccola non smetteva di piangere, e la mamma le aveva dato venti lire per il carbone, tagliando corto: «Vai tu: i negozi sono tutti aperti, la borgata è piena di luci!»: in quel comando, vòlto a minimizzare per rassicurarla, se pure impartitole un po’ ruvidamente, si celavano, senza che nessuna delle due sapesse, le ultime parole fra la figlia e la madre.

Fatta eccezione per l’assassino, la Cecchini fu l’ultima ad aver visto Annarella ancora in vita. Da questo istante la sua immagine si dissolve, scompare nel nulla: gli attori del dramma, protagonisti, testimoni o semplici comparse, improvvisamente si perdono, confusi fra le voci e le maschere di un sabato di Carnevale.

Poi il palcoscenico si svuota. Resta solo silenzio. E si fa buio.

Riccardo D’Anna

Gerard Bush e Christopher Renz sono gli sceneggiatori e registi del nuovo horror Lionsgate: Antebellum. Il film, che uscirà nelle sale americane il 21 agosto prossimo, si svolge su due piani temporali: nel 1860, prima della Guerra di Secessione, e nei giorni nostri. Protagoniste principali, intrecciate da trame psicologiche e sovrannaturali due donne: nel primo ambito una giovane schiava sfruttata e maltrattata non soltanto per lavorare nei campi di cotone, e nel secondo, in epoca a noi contemporanea, Veronica. E’ un’autrice famosa e mondana, quest’ultima.

Antebellum: la trama del film

Sono passati i tempi dell’apartheid: Veronica è afroamericana e si veste, agisce e vive come qualsiasi altra donna in carriera con tutti i riconoscimenti e al contempo gli eccessi del caso. Eppure qualcosa cambierà di punto in bianco nella sua vita e si ritroverà in un mare di guai, anzi di pericoli non facilmente aggirabili, dato che esiste uno strano legame tra lei e la ragazza che subiva torti e violenze secoli prima, quella del plot parallelo nel film. La schiava delle coltivazioni di cotone. Entrambe le donne perseguitate, terrorizzate e minacciate, anche se in modalità ovviamente diverse, hanno qualcosa in comune. Qualcosa di veramente inspiegabile.

Antebellum: quando esce in Italia?

La cantante e ormai comprovata attrice Janelle Monáe veste il ruolo di Veronica. E’ uscito il trailer del film, produzione come altre vittima di ritardi a causa della pandemia, e ancora non se ne conosce la data di proiezione nelle sale italiane. Un film sul razzismo come male del passato con il quale si continua purtroppo a convivere nel presente e chissà, forse anche nel futuro, inutile negarlo. L’orrore delle vessazioni mescolato con quello di manifestazioni che sfuggono alla percezione naturale si impossessa delle protagoniste, e anche Veronica, che apparentemente sembra essersi ormai riscattata dopo secoli di lotte per la parità di diritti tra razze ed etnie, dovrà sfuggire a un destino che sembra tristemente preconfezionato.

Roberta Maciocci

Una delle prime opere significative sul tema è Madre Giovanna degli Angeli (Matka Joanna od Aniolów), 1961, di Jerzy Kawalerowicz, che, attraverso la rielaborazione di un racconto di Jarosław Iwaszkiewicz, si ispira al celebre caso del convento di Loudun, monastero di orsoline ove si sarebbe verificato, nel 1634, il più famoso caso di possessione di massa della storia (Paracelso riteneva che i conventi pullulassero di spiriti demoniaci come gli Incubi). Altro esempio è Il Demonio, 1963, di Brunello Rondi, opera dal piglio antropologico.

Clive Barker è un autore che non smette mai di sorprenderci con le sue creature demoniache e immonde, provenienti dalle viscere degli inferi. Luoghi abissali di perdizione e delirio che compenetrano esistenze di vita ordinaria, dentro agglomerati urbani o residuati di ere precedenti che portano con sé ancora maledizioni ataviche.

La Val d’Aosta è una regione “bomboniera” per proporzioni e gradevolezza di paesaggi. Ma non fermatevi alla vacanziera e ridente apparenza, poiché forse non tutti sono a conoscenza della presenza in loco di alcuni siti avvolti nel mistero.