Natural born killers, da noi meglio conosciuto col titolo di Assassini nati, molto probabilmente non riuscirà più a impressionare lo scafato spettatore moderno. Eppure nel 1994, l’anno della sua uscita nelle sale cinematografiche, in molti s’indignarono, per non parlare dei critici, schierati praticamente all’unisono contro Oliver Stone.

Accusato di essere sfociato nel ridicolo e di aver realizzato un film pretenzioso, assolutamente privo di contenuti, Oliver Stone non ha mai in realtà nascosto il proprio odio nei confronti di un’opera che forse, mai avrebbe voluto girare. Anche perché all’epoca un altro regista aveva tentato in ogni modo di dirigerla, ma non riuscendo a trovare i soldi, si trovò costretto a vendere la sceneggiatura alla produttrice Jane Hamsher.
Stiamo ovviamente parlando di un giovanissimo Quentin Tarantino, che come ci si può aspettare non prese certo bene la cosa e ancor meno la quasi totale riscrittura dello script. Stone e i suoi collaboratori David Veloz e Richard Rutowski (entrambi accreditati come sceneggiatori) decisero infatti di ribaltare la narrazione rendendo il ruolo di Wayne Gale marginale, portando invece in primo piano le vicende di Mickey e Mallory Knox. Una scelta talmente osteggiata dal regista di Pulp Fiction, che arrivò persino a minacciare Tim Roth e Steve Buscemi di non lavorare mai più con loro nel caso avessero accettato una parte in Assassini nati.

Ecco allora che la visione pop-barocca di Oliver Stone ebbe la meglio e il film prese così la piega di un folle e allucinato road movie, come ben sintetizzato già nei titoli di testa, visto attraverso gli occhi di una coppia di assassini in fuga dalle brutture della vita. Perché quello che il regista sembra davvero volerci mostrare è quanto terribile sia la realtà dei tanto osannati anni ’90. Stiamo parlando degli anni del grunge, gli anni in cui band incazzate come i Nirvana, gli Smashing Pumpkins e i NIN (i Nine Inch Nails di Trent Reznor, che cura proprio la colonna sonora del film) cantano il disagio di una generazione, la generazione X appunto, vittima delle illusioni e false aspettative create nel decennio precedente.

Disse a tal proposito Oliver Stone in una intervista rilasciata a Wire lo scorso anno in occasione del venticinquesimo anniversario del film:

Negli anni Novanta mi resi conto che il panorama dell’informazione stava cambiando davvero, in particolare i media iniziavano a seguire e riproporre la violenza. Era sempre esistito, ma quando scoppiò il caso O.J. Simpson la cosa virò verso la ricerca di un profitto. Non avevo mai visto niente di simile, crescendo avevo assistito a un sacco di sensazionalismo. (…) Viviamo in un mondo in cui ogni giorno succede qualcosa, ma ora più che mai, e tutto questo grazie alla televisione. Il processo di OJ venne seguito da tutti i notiziari, credo che la televisione non abbia mai incassato tanto dalla pubblicità come all’epoca, e non penso si sia mai più tornati indietro. Da allora è sempre stato così, anche se ora i notiziari hanno iniziato a seguire la politica come fosse intrattenimento”.

Ispirato alle pubblicità e soprattutto ai video musicali che imperversavano sulle gettonatissime frequenze di MTV, Assassini nati è un’esplosione acida e ultra colorata di sesso e violenza, un frullato di stili dissonanti magicamente rigurgitati in faccia allo spettatore grazie a un montaggio serrato e talmente frenetico da dare l’illusione di essere in preda a una crisi epilettica. A tal proposito Stone spiegò che il film constava di circa 3.000 inquadrature diverse, quando negli anni Novanta raramente si raggiungevano le 1.000.
Alla sensazione di vertigine contribuisce anche un uso creativo della cinepresa, continuamente in movimento e spesso fuori asse, come a mimare la rottura della quarta parete, in funzione di un presunto realismo televisivo. Il virtuosismo visivo diventa così un sintomo dell’invadenza televisivo-giornalistica nel quotidiano e di quell’onnipresenza oscura, una sorta di grande fratello orwelliano, destinata di lì a breve a entrare prepotentemente nelle nostre vite.

In tutta onestà Oliver Stone schiaccia in modo esagerato sull’acceleratore, finendo qualche volta di troppo per sbandare durante la visione. Tuttavia nonostante le diverse cadute e un disorientate effetto mash-up, la pellicola non sembra fallire nella sua missione di rappresentare un’epoca di passaggio, segnata da forti cambiamenti. Se il sensazionalismo giornalistico e in particolar modo televisivo non era certo una novità, è pur vero che il caso O.J. Simpson avrebbe, nei mesi successivi all’uscita del film, dato la definitiva benedizione a una nuova era di glorificazione della violenza, incentrata sul comandamento dello scoop a ogni costo. Ecco perché il sesso e la violenza, di cui il film trabocca, non sono mai suggeriti, ma sempre espliciti. Il regista non cerca la fine riflessione, vuole bensì attaccare lo spettatore con la gratuita volgarità di cui la società non riuscirà più a fare a meno.

Ventisei anni dopo, la dipendenza da social network, i fenomeni virali, gli influencers e i reality show sembrano solo una triste deriva di una visione quanto mai profetica, di cui forse nemmeno Stone era del tutto consapevole.
Assassini nati non è certo un capolavoro, ma una pellicola imprescindibile a cui cinefili e non solo, dovrebbero dare almeno una possibilità.

Niccolò Ratto

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